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Out
Il Governo Ombra


Diario


19 marzo 2005

Casetta

Ci sono ancora persone che passano di qui.
Le ringrazio.
La nuova casetta:
http://Transit.splinder.com/
A presto.




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12 marzo 2005

Goodbye and Hello

Senza fronzoli, né troppe complicazioni.
Out” finisce qui, oggi.
Il nuovo Blog sarà on-line molto presto, almeno spero.
Le coordinate arriveranno via mail.

Qui sono stato molto bene, davvero.
Grazie a tutti.
Sono in giro per il web: se passate...

Daniele




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23 febbraio 2005

Time Out Of Mind



Era un po' che questo pensiero vagava senza approdo certo, ma c'era e c'è.
Forse è un Rituale che si ripete a cicli precisi, dettati da Lune e Mondi che si sentono costretti nello spazio, ahimè, angusto della mia mente. O, forse, è semplicemente un atto dovuto ai desideri, mai messi a fuoco.
La cornice è bella, mi piace, ma è la foto dentro che è sfuocata.

Out” si prende una pausa, non quantificabile. Se la prende perchè bisogna rimescolare le carte, alla luce di questi mesi che, anche se si fa fatica a crederlo, sono stati intensi e ricchi di nuovi incontri e belle cose.
Ciò non significa che
io non continuerò ad compiere quell'esercizio di stima che è il contatto con chi, qui o altrove, mi piace ritrovare, magari meno spesso di quello che vorrei. Tutt'altro.

Non so se il porto d'attracco sarà ancora questo o se le rotte cambieranno, ma avrete comunque una mappa dettagliata per intraprendere il viaggio.
Da sempre far parte, anche se come particella
minima, della blogsfera (?) mi ha posto di fronte a derive di pericoloso approfondimento, verso le  quali necessita una rielaborazione e, perchè no?, un'eliminazione di cose che ormai mi riescono difficilmente sopportabili. Mai questione di persone, però.


In cerchio, cercando e volendo, stavolta senza scuse, risposte.








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21 febbraio 2005

1965-2005 X

Eppure, nonostante tutto, il pensiero di Malcom X è ancora vivo e rappresenta un passaggio vitale nella storia americana, nel quale si rispecchiano i problemi relativi alle radici del razzismo e le vie verso il riscatto. “

Questa è la parte finale dell'articolo (qui) che ricorda un anniversario importante, come lo sono tutti quelli che riguardano quegli Uomini e quelle Donne che hanno lottato, combattuto, anche sbagliato, per un'ideale che rendesse il nostro Mondo più Civile e Libero.
Cose che spesso dimentichiamo.






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20 febbraio 2005

La Ruspa e la Cultura.

 Non è che da queste parti ci si possa vantare di aver dato i Natali a chissà chi. Poca roba, più che altro che è rimasta locale. Tina Modotti è una delle poche personalità di cui possiamo aver vanto. C'è stata poco, in questa piccola città. Poi la vita e gli eventi l'hanno portata lontano, di sicuro verso orizzonti più vasti. La sua casetta natale resisteva imperitura e schiacciata tra i palazzoni di una via abbastanza anonima. Una piccola targa che se non ci vai a guardare di proposito neanche si nota. Adesso ci si è svegliati, infastiditi. Quella casa dà noia al costruire, a chi costruisce. Il Comune promette, anni fa, di farne un piccolo Museo dedicato alla fotografa. Bene, bravi, bis. L'anziana proprietaria muore e la casa va alla Curia, come spesso accade a chi non ha eredi, ma tanta Fede. La Curia non ne vuole sapere di un Museo: per una fotografa Comunista? Suvvia, siamo seri: ci sono altre necessità, che diamine. E' pur vero, se si vuole: pensare prima ai vivi e poi alla Cultura. Facciamone un asilo notturno per i senza tetto. Bene, bravi, bis. Poi, però, la pecunia chiede il suo riscatto e non ci sono Comunisti, barboni o pensieri che tengano. Si vende tutto per farne un altro palazzo, così la linea è continua. Si poteva vincolarla, quella casetta: offrire un po' di ristoro a chi ha fame di sapere e vedere. Niente da fare. Vai di ruspa e chi vuole un po' di cultura si freghi: c'è sempre il frico e il rosso (inteso come vino).


 




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19 febbraio 2005

La "tua" voce.

Una volta si diceva: “Il telefono, la tua voce”.
Adesso ci hanno aggiunto anche un bel po' di orecchie.
Viviamo tranquilli.





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17 febbraio 2005

La mia speranza


 Tal fossâl une posse, i nŭj dentri
e il sèil dut in-t-un puign...
A sdansin flocs intal ajar di nêf,
a zirin intôr sense disfâ-si.
Il timp a si è fermât: oh il plasè
di sveâ-si di bot liberâts!...

Nel fosso una pozzanghera, le nubi dentro
e il cielo tutto in un pugno...
Danzano fiocchi nell'aria di neve,
girano intorno senza disfarsi.
Il tempo si è fermato: oh il piacere
di svegliarsi d'improvviso liberati!...

Per Giuliana e per tutti coloro che non sono liberi.




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16 febbraio 2005

Baratti


Insomma da oggi le cose dovrebbero cambiare. Dopo anni di ripensamenti, trattative e dinieghi,tra cui quello irritante degli USA (si sa che Bush ama l'ambiente quasi quanto Saddam), il protocollo di Kyoto è operativo.
Ci sarebbe di che andar fieri di un accordo che parla specificatamente di ridurre le emissioni inquinanti che stanno uccidendo noi e il Pianeta.
Eppure lo trovo un documento
molle,troppo permissivo,in luogo di un argomento che dovrebbe portare ad un integralismo auspicabile, né più rimandabile.
La via Italiana dell'arrivare all'ultimo minuto per affrontare le cose, pare, abbia fatto Scuola.
Dopo un'interminabile sequenza di Riunioni, a qualsiasi livello, ciò che nasce oggi è una “cosa” che delinea una Politica, tutto sommato, che non contrasta con fermezza ciò che stiamo compiendo per decretare la Morte della Terra.
Troppo lassismo, nessun provvedimento “forte”, né multe: solo ammonimenti e la colossale sciocchezza dell'acquisto di crediti da parte dei Paesi che inquinano meno: il 3 x 2 dell'anidride carbonica.
Mi sarei aspettato un rigore più definito.
Invece, tutti quanti, rimangono schiavi del proprio essere venduti, in primis, al Dio Macchina, che tutto muove e tutto inquina: in seconda battuta, siamo rimasti alla passività totale di fronte al nuovo modello etico, che imporrebbe l'abbandono della chiacchiera in favore dei
fatti.
Troppe le componenti che da questo accordo potrebbero essere danneggiate: la prima e la meno scalfibile è la libertà individuale di
inquinare, che ci dà quel senso di benessere tipicamente Occidentale e, quindi, imitato anche dai Paesi in via di sviluppo, che a noi guardano come di Guru del consumo.
Che inizino gli altri, a dare il buon esempio; poi, caso mai, ne parliamo.
Il segno della civiltà che progredisce può ben passare sopra alle polveri sottili, ai buchi nell'ozono ed alle stagioni impazzite: barattare il qui e subito con il futuro di chi adesso sboccia alla vita: Presuntuosi.
Dell'Italia non dico, per non sembrare quello che si ripete addosso: stavolta siamo in buona compagnia, comunque, e non consola.
Kyoto rischia di essere un bel pezzo di carta di intenti: la figurina che abbiamo buona volontà, ma è doppia e la barattiamo con quella più rara (e misteriosa) di una coscienza “pulita”.





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15 febbraio 2005

T. (2°-Le conseguenze dell'Amore)

Lo sguardo sul tremore continuo della città. I fiori sui ponti,le biciclette e le teste chine. Una sigaretta all'angolo del tavolo,per il gesto lento e consumato.
Il tempo che si mischia al fumo azzurro,un the freddo,ormai.
Non c'è ansia, nell'attesa, non c'è quasi emozione:solo la calma e la consapevolezza.
Sei certo che arriverà, tra poco, a rinnovare quel tacito accordo di qualche tempo fa: sì, quello senza parole, che è stato fatto con un'emozione rapita e veloce.
Che poi non servono sempre tante cose da dirsi: sapersi intendere con un silenzio colma, eccome, quei vuoti strapieni di chiacchiere.
Le linee spezzate della persiana, la luce obliqua del primo pomeriggio e le lampade accese a metà.
Un mozzicone, poi un altro.
Ignari tutti, tutti quanti: ognuno nel suo costrutto infinito di pensieri e rimandi, di preoccupazioni, lavoro, tu e gli altri, io.
L'orologio svolge meccanicamente il suo compito, che è quello di portarti vicino alla certezza che non ci sarà, oggi, l'inizio del gioco.
Ma non sei mai stato uno che dà a vedere, che fa trasparire: tutto rimane immutabile, intorno ai giri della lancetta.
Ancora ed ancora, senza nessuna fretta, stringi gli occhi nelle ombre un po' più lunghe, scure.
Come quando sei arrivato e il cappotto copriva il freddo della conoscenza.
Solo un leggero socchiudere gli occhi.
La tenda si muove, si infila una spira di vento e fuori scompiglia un po' i capelli della bambina sulle strisce.
Anche dentro, proprio giù, s'insinua il piccolo stiletto del dubbio.
E già domani sarà diverso.





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13 febbraio 2005

Si Vive

Si vîf di timp e di un trimâ da simpri
si vîf di lûsj e di un trimâ ch'al cresj

Si vîf di strades bieles, di cualchi puint colât
di timpi ch'al à di vegni di timp che intant si cûsj intor

Si vîf in doi fint a capî il misteri
di une cjareçe o dal corisji daûr

No si cresj avonde mai cence bogns ricuarts
si vîf distes, ma al coste un pouc di plui

Cul timp si nasj si cresj si reste a mieç
cul timp il timp al divente di seconde man

Si vîf di ales lungjes e di moment lisêrs
di plôe di vôe di ridi e di un vaî ch'a no si viout.


Si vive di tempo e di un tremare eterno
si vive di luce e di un tremare che cresce

Si vive di strade belle e di qualche ponte caduto
di tempo che verrà di tempo che intanto ti si cuce addosso

Si vive in due fino a capire il mistero
di una carezza o del cercarsi

Non si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi
si vive comunque, ma costa un po' di più

Col tempo si nasce si cresce si resta a metà
col tempo il tempo diventa di seconda mano

Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri
di pioggia di voglia di ridere e di un pianto che non si vede.

(Luigi Maieron-”Si Vîf”-CD Eccher Music,2002)


Per Lei




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